CHI HA DETTO NO: GLI ESISTENZIALISTI DELLA RIVA gauche

Esistenzialisti, i nostri eroi e fonte di ispirazione a Beantik

STILE ESISTENZIALISTA: L’UNIFORME DELLA LIBERTÀ ASSOLUTA

Parigi, 1945. La Senna trasporta le macerie morali di una guerra che ha tentato di omogeneizzare lo spirito umano. Ma sotto l’asfalto di Saint-Germain-des-Prés, nelle cantine umide dove il jazz inizia a risuonare come una mitragliatrice di libertà, l’aria è diversa. Non odora di vittoria militare, ma di tabacco scuro, caffè amaro e qualcosa di molto più pericoloso: la responsabilità di essere liberi.

Eccoli lì, uomini e donne. Quelli che hanno detto No. No ai fasti della borghesia collaborazionista, no ai colori pastello della falsa pace, e no ai ruoli di genere che la storia aveva predeterminato per loro. Sulla Rive Gauche, il pensiero si è fatto carne e la filosofia si è trasformata in un’estetica di resistenza. L’esistenzialismo non è stato solo un movimento letterario; è stata la prima grande sottocultura moderna a capire che l’abbigliamento è un manifesto.

L’atteggiamento: una modernità radicale

Quella che oggi chiamiamo la “mentalità moderna” nacque ai tavoli del Café de Flore. Gli esistenzialisti furono i primi a vivere senza una rete di sicurezza. Il loro atteggiamento verso la vita si basava sulla premessa che non esiste un “manuale di istruzioni” divino o biologico. Siamo gettati nel mondo e siamo, letteralmente, ciò che decidiamo di fare di noi stessi.

Questo atteggiamento era elettrico. Si traduceva in una curiosità insaziabile, nel rifiuto dell’eccessiva proprietà privata (preferivano vivere in hotel e scrivere nei caffè) e in una totale apertura alle relazioni umane senza etichette. Vivevano con un’urgenza che oggi invidieremmo: sapevano che il tempo è l’unica risorsa che non può essere recuperata. La loro modernità risiedeva nella consapevolezza che l’autenticità non si trova, si costruisce.

Il loro stile: la ribellione della donna sovrana

Se c’è qualcosa che ha rotto gli schemi sulla Rive Gauche, è stata la figura della donna esistenzialista. Guidate dall’eredità di Simone de Beauvoir, queste donne hanno infranto il concetto prevalente di “femminilità”.

  • L’armatura dell’intelletto: adottarono pantaloni da uomo e giacche di pelle o di velluto a coste. Non era un travestimento, era una dichiarazione di uguaglianza: una donna che discute di ontologia con Sartre ha bisogno di abiti che le permettano di muoversi liberamente, sedersi sul pavimento di un jazz club e camminare per chilometri per Parigi.
  • Lo sguardo fumoso: il loro stile estetico era di austera eleganza. I capelli erano portati lisci o corti, senza gli artifici dei parrucchieri borghesi. Il trucco si limitava a un pesante eyeliner nero, creando uno sguardo profondo che sembrava sempre guardare nell’abisso.
  • La scarpa piatta: ha segnato la fine del tacco come imposizione. Gli esistenzialisti amavano le scarpe piatte e i mocassini in pelle. Avevano bisogno di stabilità per la loro rivoluzione quotidiana. In quella scelta risiedeva un’eleganza suprema: quella di chi non ha bisogno di elevarsi fisicamente per distinguersi intellettualmente.

El Estilo de Ellos: Del Rigor al Ritmo Beatnik

Gli uomini della Rive Gauche —Sartre, Camus, Vian— abbandonarono il rigido abito a tre pezzi in favore di un’estetica da “lavoratore del pensiero”.

  • Il colletto arrotolato: divenne il pezzo forte. Eliminando la cravatta, eliminarono i vincoli sociali. Il maglione nero a collo alto era minimalista, funzionale e focalizzava l’attenzione sul viso e sulle parole pronunciate.
  • Velluto a coste e gabardine: tessuti resistenti, fatti per durare. Il velluto a coste evocava un legame con la classe operaia, mentre la gabardine evocava l'”outsider”, l’osservatore che non si sofferma mai troppo a lungo in un luogo confortevole.
  • Calzature oneste: stivali stringati o robuste scarpe di cuoio. Camminavano sull’asfalto. Le loro scarpe dovevano essere come il loro modo di pensare: solide, oneste e capaci di invecchiare con dignità.

Nero: il colore della concentrazione totale

Perché il nero divenne la sua ossessione? Non era una questione di lutto, ma di purezza. In un mondo saturo di distrazioni, il nero era silenzio visivo.

  1. Eliminazione dell’ego: la razza nera livellò il campo di gioco. In un jazz club, il figlio di un aristocratico e uno studente con una borsa di studio si vestivano uguali. L’unica cosa che li distingueva era la genialità delle loro idee.
  2. L’eleganza del disprezzo: indossare il nero era un modo per mostrare un elegante disprezzo per le mode passeggere. Era come scegliere un’uniforme che non sarebbe mai passata di moda perché non era mai “di moda”.
  3. Modernità visiva: il nero proiettava un’immagine di raffinatezza urbana che ancora oggi associamo all’avanguardia artistica e intellettuale.

Beauvoir e il femminismo esistenzialista

Simone de Beauvoir non si è limitata a scrivere “Il secondo sesso”: è stata il secondo sesso che rivendicava il primo. Il suo atteggiamento – mantenere una relazione aperta con Sartre, non sposarsi mai, non avere figli a causa della pressione sociale – è stata la massima espressione della libertà esistenzialista.

Ha insegnato a una generazione che la libertà delle donne iniziava con l’indipendenza economica e terminava con la sovranità sulla propria estetica. Una donna esistenzialista non si vestiva per essere guardata; si vestiva per essere. Questa è forse la lezione più duratura che ci hanno lasciato.

Perché sono più attuali che mai?

Oggi, nel 2026, circondati da algoritmi che decidono cosa dovremmo acquistare e come dovremmo pensare, le “Persone che hanno detto di no” sono la nostra luce guida.

  • Contro la “malafede”: Sartre definiva “malafede” dire “non ho altra scelta”. Oggi, dire “l’algoritmo me l’ha consigliato” è la nuova malafede. Riprendere il controllo delle nostre decisioni, da quale libro leggere a quali scarpe comprare, è un atto di resistenza esistenziale.
  • La ricerca del reale: in un mondo digitale ed effimero, i materiali nobili (pelle, lana, cotone) e gli oggetti che durano (buone scarpe fatte a mano) sono il nostro collegamento con la realtà.
  • Coinvolgimento: non basta osservare; dobbiamo agire. Gli esistenzialisti ci hanno insegnato che la neutralità è una forma di complicità.

Conclusione: percorri la tua verità

Noi di Beatnik Shoes Club sappiamo che scegliere un paio di scarpe non è un atto banale. È la base su cui puoi dire il tuo “No” al mondo.

L’eleganza della Rive Gauche non è morta; vive in ogni persona che decide che la propria essenza non è definita da un’etichetta, ma dalle proprie azioni. Quando indossi scarpe ispirate a quell’epoca, incarni una filosofia di vita: quella di chi osa essere libero, vestirsi di nero e camminare sulla riva sinistra del fiume, dove le idee ardono ancora luminose.

Cammina con il passo sicuro di Beauvoir. Cammina con la ribellione di un beatnik. Cammina sapendo che, in un mondo di ombre, la tua autenticità è l’unica luce che conta.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *